DDL Bilancio 2026: prima valutazione delle norme fiscali per le imprese
Il ritorno dell’iper-ammortamento: bene l’impostazione, meno la cornice
Il DDL Bilancio ripristina, a partire dal 2026, l’iper-ammortamento, in sostituzione dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0.
La sua reintroduzione era stata auspicata dal mondo produttivo, per la sua logica applicativa semplice e già sperimentata, priva di procedure autorizzative e con un’automatica fruibilità in sede di dichiarazione.
La nuova disciplina, invece, presenta un perimetro temporale eccessivamente ristretto: vale un solo anno, con possibilità di estendere il beneficio fino a giugno 2027 soltanto in presenza di prenotazione. Un orizzonte così breve rischia di penalizzare gli investimenti industriali più significativi, che richiedono scelte decisionali e tempistiche fisiologicamente più lunghe.
Inoltre, i consueti ritardi nell’emanazione delle disposizioni attuative – come da ultimo sperimentato con l’IRES premiale – potrebbero ulteriormente comprimere la finestra temporale.
Oltre all’orizzonte estremamente limitato, la nuova disposizione presenta diverse criticità strutturali:
- gli Allegati A e B della Legge 232/2016 – che definiscono gli investimenti ammissibili – non vengono aggiornati da quasi un decennio, con il rischio di escludere le tecnologie più recenti;
- le procedure di autorizzazione affidate al GSE potrebbero comportare iter lenti e farraginosi, come ha dimostrato la recente esperienza del credito d’imposta 5.0;
- ai fini della collocazione temporale degli investimenti, occorre che si faccia riferimento alla competenza fiscale. In assenza di tale precisazione – nella norma primaria o nelle disposizioni attuative – vi è il concreto rischio che gli investimenti avviati negli ultimi mesi del 2025 restino esclusi sia dal credito d’imposta per beni 4.0 (a causa dell’esaurimento delle risorse disponibili) sia dal nuovo iper-ammortamento.
In definitiva, pur riconoscendo la bontà della misura, occorrerebbe semplificare sensibilmente le procedure di accesso al beneficio e garantire un orizzonte almeno triennale, altrimenti il rischio è di restare ancorati a un sistema che continua a privilegiare la logica dell’emergenza rispetto a quella della pianificazione degli investimenti aziendali.
